Costantino Ciervo

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2025 - PERSONALE MUSEUM FLUXUS PLUS - POTSDAM - GERMANIA -"COMUNE – IL PARADOSSO DI ESSERE UGUALI NEL CONFLITTO MEDIORIENTALE" - 16.11.2025 bis 01.02.2026
*in una collezione privata/pubblica


PALE-JUDEA-MAP, 2025 PALE-JUDEA, 2002/2011 INGRANDISCI INGRANDISCI I sette peccati Capitali - 2021

Il 23 gennaio 2026 la Staatsanwaltschaft Potsdam (Procura di Potsdam) ha disposto, ai sensi del § 170, comma 2, in combinato disposto con il § 152, comma 2, della Strafprozessordnung (StPO), di non avviare le indagini relative al dipinto ANNE.
Contro tale decisione, il 14 febbraio 2026, Volker Beck, presidente della Deutsch-Israelische Gesellschaft (DIG), ha presentato una Beschwerde (reclamo) nei confronti del provvedimento della Procura di Potsdam. Il reclamo è stato successivamente mantenuto e, nel prosieguo della procedura, corredato da una motivazione integrativa e da tre perizie.
Gli atti del procedimento risultano attualmente iscritti presso la Staatsanwaltschaft Potsdam, con il numero di procedimento 496 Js 50969/25 A. Nel successivo iter procedurale è inoltre coinvolta la Generalstaatsanwaltschaft des Landes Brandenburg, attraverso la Zentralstelle zur Bekämpfung der Hasskriminalität im Land Brandenburg.
Le contestazioni formulate nei miei confronti riguardano, tra l'altro, un presunto reato di Volksverhetzung (§ 130 StGB), nonché accuse di antisemitismo e di relativizzazione della Shoah, in relazione alla rappresentazione di Anne Frank con una Kufiya nel mio dipinto ANNE. Tali contestazioni costituiscono oggetto delle allegazioni contenute nella denuncia e nella successiva Beschwerde e non rappresentano, allo stato, fatti giudizialmente accertati.
Respingo fermamente tali accuse. Il dipinto non equipara la Shoah al genocidio in corso a Gaza/Palestina, né ne relativizza la specificità storica. Come argomento nel mio saggio COMUNE – Painting as Critical Practice, ANNE affronta il rapporto tra memoria storica e presente e pone la questione di ciò che accade alla memoria quando il presente sottopone nuovamente a discussione le categorie attraverso le quali essa viene interpretata.
Il saggio, nel quale espongo in maniera articolata il quadro concettuale, storico e teorico dell'opera e dell'intero progetto COMUNE, può essere consultato qui.
La vicenda solleva, a mio avviso, anche una questione di carattere più generale riguardo alle condizioni della libertà artistica e della critica intellettuale nella Germania contemporanea: in quale misura è possibile sottoporre a critica la politica dello Stato di Israele senza che tale critica venga ricondotta all'accusa di antisemitismo? Tale questione non riguarda né le persone ebree né l'ebraismo. Riguarda la possibilità di esaminare criticamente l'azione di uno Stato, le sue politiche e i rapporti di potere che ne derivano, e di esprimere tale critica anche attraverso una pratica artistica.
Allo stato attuale, la procedura relativa alla Beschwerde non risulta conclusa. La decisione del 23 gennaio 2026 della Staatsanwaltschaft Potsdam di non avviare le indagini costituisce il provvedimento oggetto di impugnazione; spetta ora alle competenti autorità giudiziarie del Land Brandeburgo pronunciarsi sul seguito della procedura. Attendo tale decisione e, sulla base del suo contenuto e della sua portata giuridica, stabilirò le ulteriori iniziative da intraprendere.

 
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Il saggio completo è disponibile qui in italiano, inglese e tedesco

 

 

 

 

 

 

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STAMPA: (selezione articoli)

Per quanto riguarda la stampa (una selezione), nella maggior parte dei link sono riportati articoli online (in PDF) e non cartacei, così da permettere l’utilizzo di un traduttore digitale (copia e incolla) per i testi in tedesco e in inglese

stampa: Italian artist Costantino Ciervo’s “Comune” project: “I
believe in a world without borders, but I’m not a utopian.
Borders can’t be eliminated merely by wishful thinking”- by Stefan Steinberg - WORLD SOCIALIST WEB SITE (WSWS) 12.07.2025


stampa:
"Paradoxien des Nahostkonflikts" TAGESSPIEGEL PNN -POTSDAM UND BERLIN - 17.11.2025

stampa: "Anna Frank mit Kufiya-Tuch, Paradoxien des Nahostkonflikts" von Tabea Hamperl - TAGESSPIEGEL PNN - POTSDAM UND BERLIN - 17.11.2025

stampa: "Ein Bild, zwei Sichtweisen - Experimente in Potsdam - Kunst Mag" von Karolina Wrobel - Kunst-mag.de - Nov.- Dez. 2025

stampa: "Potsdam: il curatore del museo promuove propaganda sionista all’inaugurazione di una mostra d’arte filo-palestinese"- di Stefan Steinberg - WORLD SOCIALIST WEB SITE (WSWS) - 3.12.2025

stampa: "Gruppi di lobby sionisti e la stampa tedesca cercano di
censurare una mostra d’arte filo-palestinese" - di Stefan Steinberg - WORLD SOCIALIST WEB SITE (WSWS) - 12.12.2025

stampa: "Wir sind kein Nahost-Seminar, sondern ein Kunstmuseum" di Lena Schneider - TAGESSPIEGEL PNN - POTSDAM e BERLINO - 04.12.2025

stampa: "Mit Davidstern und Kufija" di Matthias Reichelt - Junge Welt- 03.12.2025

Presse: "Wir dürfen uns nicht auseinanderbringen lassen" - monopol-magazin - 04.12.2025

stampa: "Potsdam: Debatte Über Anne-Frank-Porträt - ist das antisemitisch?" - di Andreas Wasserman - Der Spiegel- online - 16.12.2025

stampa: "Vorwurf des Antisemitismus - Museum will Werke besser erklären" - di Lena Schneider - TAGESSPIEGEL B4 Potsdam - 16.12.2025

stampa: "Museum Fluxus+ in Potsdam - Anne-Frank-Bild mit Kufiya löst Antisemitismus-Vorwurf aus" - monopol-magazin_de - 17.12.2025

stampa: "Anna Frank con il Kefiah: c'è l'accusa di antisemitismo" - di Ada Waltz - IL FATTO QUOTIDIANO - 18.12.2025

stampa: "Painting of Anne Frank in a keffiyeh ‘trivialises the Holocaust" - by David Crossland - The Times & The Sunday Times - 21.12.2025

stampa: (AUDIO Auszug - Italienisch) Radio 24-IMMAGINI con Valentina Furlanetto "Le storie della settimana" - Radio 24 , la radio de il Sole 24 ORE - 21.12.2025

stampa: (Link radio 24 - intervista al punto 17:16 min. trasmissione 21/12/25) Radio 24-IMMAGINI con Valentina Furlanetto "Le-storie-della settimana" - Radio 24 , la radio de il Sole 24 ORE - 21.12.2025

stampa: "Anne Frank mit Kufija? Subtil ist das nicht" - di Alexander Estis e Jana Talke- Süddeutsch Zeitung - 22.12.2025

stampa: "Anne Frank mit Palästinenser Tuch: Strafanzeige gegen Potsdamer Museum" - di Diana Resnik - de.euronews.com - 23.12.2025

stampa: "Anne Frank con la kefiah: bufera in Germania per opera di un artista italiano" - dalla Redazione - Finestresull'Arte - 24.12.2025

stampa:"Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti" di Ada Waltz - Massimo Zucchetti - 10.01.2026 - CONTROPIANO.org

stampa: „Die Überarbeitungsversuche sind nicht ausreichend“:Antisemitismusbeauftragter enttäuscht über Fluxus-Museum di Lena Schneider - Tagesspiegel PNN - 8.01.2026

Stampa: Germania: una nutrita delegazione ebraica sostiene la mostra di Costantino Ciervo “COMUNE – Il paradosso dell’essere simili nel conflitto mediorientale” di Stefan Steinberg - by Stefan Steinberg - WORLD SOCIALIST WEB SITE (WSWS) 16.01.2026

Stampa: "Nach Anzeige von Volker Beck Keine Ermittlungen gegen Fluxus Museum" di Klaus D. Grote - tagesspiegel.de (B2 Potsdam), 14.02.2026

Stampa: "Volker Beck kritisiert Entscheidung zu Anne-Frank-Bild in Fluxus-Museum" di Klaus Grote - tagesspiegel.de, 16.02.2026

Stampa: "Anne Frank mit Kufiya: Ein Fall für die Justiz" di Susanne Krause-Hinrichts - Jüdische allgemeine.de - 23.04.2026

Stampa: "Ihr sollt euch nirgends sicher Fühlen" di Peter Laudenbach - Süddeutsch Zeitung - 18.06.2026

TITOLI DEI QUADRI

01- CRIMINA JURIS GENTIUM, 2024, acrilico su tela, 92 x 130 cm
02- SYLLOGISM, 2024,
acrilico su tela, 92 x 130 cm *
03- CONSENT/DISSENT - OLD MEN, 2025, acrilico su tela, 92 x 130 cm *
04- CONSENT/DISSENT - YOUNG MEN, 2025, acrilico su tela, 92 x 130 cm
05- CONSENT/DISSENT - YOUNG GIRLS, 2025, acrilico su tela, 92 x 130 cm
06- CONSENT/DISSENT - ELDERLY WOMEN, 2025, acrilico su tela, 92 x 130 cm
07- CONSENT/DISSENT - YOUNG BOYS, 2025, acrilico su tela, 92 x 130 cm
08- CONSENT/DISSENT - LITTLE GIRLS, 2025, acrilico su tela, 92 x 130 cm
09- ANNE,2025, acrilico su tela, 92 x 138 cm

Concetto

Il progetto intreccia arte, tecnologia e impegno sociale con l'intento di sollecitare una riflessione critica sui conflitti e sulle affinità che accomunano culture apparentemente distanti. Al centro della ricerca si colloca una serie di nove dipinti di grande formato, realizzati interamente a mano su tela.
Il processo creativo si apre però a una dimensione sperimentale in cui l'intelligenza artificiale (IA) non è impiegata come semplice strumento tecnico, ma come mezzo poetico e politico. In un contesto storico in cui la tecnologia viene spesso associata alla distruzione e al controllo - fino all'impiego nei conflitti e nei genocidi -, qui si ribalta il senso, utilizzandola per costruire visioni e metafore di rigenerazione. L'IA diventa così un atto di resistenza estetica, un dispositivo che trasforma l'algoritmo in linguaggio umano e genera, attraverso l'arte, nuove possibilità di coscienza, empatia e progresso.

Il punto di partenza è costituito da sei ritratti di persone reali, individuati attraverso una ricerca di immagini in rete: un uomo anziano, un uomo giovane, una donna anziana, una donna giovane, un bambino e una bambina. Quasi tutte le figure sono rappresentate in abiti tradizionali arabo-palestinesi, ad eccezione della giovane donna, che indossa abiti occidentali ma conserva segni inequivocabili della propria identità palestinese: il simbolo della fetta di melone rosso con i semi stampato sulla maglietta - emblema visivo di resistenza e appartenenza - e un ciondolo a forma di mezzaluna islamica.

Attraverso l'elaborazione di prompt accuratamente formulati, le immagini originarie vengono rielaborate da un sistema di intelligenza artificiale, generando "gemelli" visivi quasi identici, ma con una variazione significativa: le stesse persone appaiono ora vestite con abiti tradizionali e simboli religiosi ebraico-israeliani.

Da questa metamorfosi prende forma un duplice processo creativo: le divergenze e le consonanze prodotte dall'IA vengono trasposte in dipinti realizzati interamente a mano. Questo dialogo tra strumento digitale e gesto pittorico rivela la tensione - e la possibile complementarità - tra creatività umana e innovazione tecnologica, diventando un potente dispositivo di riflessione sulle affinità profonde, spesso invisibili, che attraversano culture e identità.

La serie si amplia ulteriormente con due opere che affrontano in modo diretto il tema della guerra e delle sue cause strutturali, per concludersi con un'immagine di forte impatto simbolico che introduce esplicitamente la questione del genocidio. Si tratta di una rielaborazione pittorica del ritratto di Anna Frank, qui raffigurata mentre scrive il suo diario, ma con indosso una kufiya palestinese: una sovrapposizione di simboli che fonde due memorie collettive - la Shoah e la Nakba - in un unico atto visivo di denuncia e di riflessione etica.

Nel primo dei due dipinti dedicati al tema del conflitto, due galli alfa si affrontano in un duello primordiale, rappresentazione archetipica dell'aggressività come istinto naturale e antropologico. Tale dimensione, tuttavia, passa in secondo piano, poiché in primo piano campeggia la figura di un carro armato costruito interamente con banconote da dollari, chiara allusione alla matrice economica e capitalistica della guerra contemporanea.

Nel secondo quadro, la composizione è dominata da un soldato statunitense nell'atto di lanciare un drone. La postura, tesa e ieratica, richiama in modo paradossale l'iconografia del Cristo crocifisso, fondendo guerra e sacrificio in un'unica immagine ambivalente. Attorno alla figura centrale si articolano una serie di simboli e scene emblematiche: Gaza in fiamme, una madre con copricapo Mini Hijab che stringe tra le braccia il corpo senza vita del proprio figlio (o della propria figlia), avvolto nel lenzuolo bianco tipico delle sepolture islamiche, probabile vittima di un bombardamento indiscriminato; accanto a lei, un'altra donna in abiti palestinesi tradizionali tenta di consolarla nel dolore.
Completano la scena una curva ascendente della borsa, con monete d'oro alla base, soldati al computer che coordinano un attacco militare, e la ricorrente immagine del drone, simbolo della distanza emotiva e dell'automatizzazione della violenza nel mondo contemporaneo.

Attraverso questo complesso corpus pittorico, il progetto propone una lettura stratificata della realtà, in cui la componente estetica e quella etico-politica si fondono in un linguaggio visivo capace di interrogare le dinamiche del potere, dell'identità e della tecnologia nella società globale.

Il messaggio del progetto

Molti dei conflitti più laceranti del presente si sviluppano tra comunità che condividono, in realtà, un patrimonio comune di elementi culturali, etnici e storici molto più ampio di quanto la narrazione dominante lasci intendere. Si pensi, ad esempio, al Sudan, all'Etiopia, al Congo, alla Siria, allo Yemen, all'Ucraina, al Myanmar o all'Afghanistan - e, non da ultimo, al conflitto israelo-palestinese.

Nella percezione pubblica e nei discorsi mediatici, tali complessità vengono tuttavia spesso semplificate in una rappresentazione dicotomica del mondo, fondata sull'opposizione tra "bene" e "male". Nei contesti occidentali, in particolare, tende a prevalere una narrazione che attribuisce al proprio orizzonte culturale il ruolo dei "giusti", relegando gli "altri" al dominio del male o della barbarie.

Il progetto sceglie consapevolmente di decostruire tale paradigma binario, ponendo al centro le interconnessioni piuttosto che le fratture. L'attenzione si concentra sul conflitto israelo-palestinese non solo per la sua durata e tragicità, ma anche per la densità delle sue dimensioni storiche, economiche, religiose e culturali. Questo conflitto rappresenta un paradosso emblematico: due popoli dalle radici profondamente intrecciate, uniti da una storia condivisa e da una stessa terra, ma separati da decenni di ostilità e di dominio politico ed economico.

Il progetto riconosce che, oltre le differenze identitarie e religiose, i conflitti contemporanei - incluso quello israelo-palestinese - affondano le loro radici in logiche di potere di natura capitalistica e coloniale, in cui il controllo delle risorse, la strategia geopolitica e la concentrazione della ricchezza prevalgono sistematicamente sui diritti e sulla dignità dei popoli.

Attraverso la pittura e la riflessione mediata dalla tecnologia, l'opera si configura come un atto di consapevolezza critica e di denuncia poetica, non conciliatorio ma oppositivo, volto a mettere in luce i meccanismi economici e politici che alimentano la guerra e perpetuano l'ingiustizia.





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