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2025 - PERSONALE MUSE
UM FLUXUS PLUS - POTSDAM - GERMANIA -"COMUNE IL PARADOSSO DI ESSERE UGUALI NEL CONFLITTO MEDIORIENTALE" - 16.11.2025 bis 01.02.2026
*in una collezione privata/pubblica
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Per quanto riguarda la stampa, nella maggior parte dei link sono riportati articoli online (in PDF) e non cartacei, così da permettere lutilizzo di un traduttore digitale (copia e incolla) per i testi in tedesco e in inglese
Presse: Italian artist Costantino Ciervos Comune project: I
believe in a world without borders, but Im not a utopian.
Borders cant be eliminated merely by wishful thinking- by Stefan Steinberg - WORLD SOCIALIST WEB SITE (WSWS) 12.07.2025
Presse: "Paradoxien des Nahostkonflikts" TAGESSPIEGEL PNN -POTSDAM UND BERLIN - 17.11.2025
Presse: "Mit Davidstern und Kufija" di Matthias Reichelt - Junge Welt- 03.12.2025
Presse: "Wir dürfen uns nicht auseinanderbringen lassen" - monopol-magazin - 04.12.2025
TITOLI DEI QUADRI
01- CRIMINA JURIS GENTIUM, 2024, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm
02- SOLLYGISM, 2024, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm *
03- CONSENT/DISSENT - OLD MEN, 2025, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm *
04- CONSENT/DISSENT - YOUNG MEN, 2025, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm
05- CONSENT/DISSENT - YOUNG GIRLS, 2025, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm
06- CONSENT/DISSENT - ELDERLY WOMEN, 2025, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm
07- CONSENT/DISSENT - YOUNG BOYS, 2025, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm
08- CONSENT/DISSENT - LITTLE GILRS, 2025, Acryl auf Leinwand, 92 x 130 cm
09- ANNE,2025, Acryl auf Leinwand, 92 x 138 cm
Concetto
Il progetto intreccia arte, tecnologia e impegno sociale con l'intento di sollecitare una riflessione critica sui conflitti e sulle affinità che accomunano culture apparentemente distanti. Al centro della ricerca si colloca una serie di nove dipinti di grande formato, realizzati interamente a mano su tela.
Il processo creativo si apre però a una dimensione sperimentale in cui l'intelligenza artificiale (IA) non è impiegata come semplice strumento tecnico, ma come mezzo poetico e politico. In un contesto storico in cui la tecnologia viene spesso associata alla distruzione e al controllo - fino all'impiego nei conflitti e nei genocidi -, qui si ribalta il senso, utilizzandola per costruire visioni e metafore di rigenerazione. L'IA diventa così un atto di resistenza estetica, un dispositivo che trasforma l'algoritmo in linguaggio umano e genera, attraverso l'arte, nuove possibilità di coscienza, empatia e progresso.
Il punto di partenza è costituito da cinque ritratti di persone reali, individuati attraverso una ricerca di immagini in rete: un uomo anziano, un uomo giovane, una donna anziana, una donna giovane e un bambino. Quasi tutte le figure sono rappresentate in abiti tradizionali arabo-palestinesi, ad eccezione della giovane donna, che indossa abiti occidentali ma conserva segni inequivocabili della propria identità palestinese: il simbolo della fetta di melone rosso con i semi stampato sulla maglietta - emblema visivo di resistenza e appartenenza - e un ciondolo a forma di mezzaluna islamica.
Attraverso l'elaborazione di prompt accuratamente formulati, le immagini originarie vengono rielaborate da un sistema di intelligenza artificiale, generando "gemelli" visivi quasi identici, ma con una variazione significativa: le stesse persone appaiono ora vestite con abiti tradizionali e simboli religiosi ebraico-israeliani.
Da questa metamorfosi prende forma un duplice processo creativo: le divergenze e le consonanze prodotte dall'IA vengono trasposte in dipinti realizzati interamente a mano, poi esposti insieme ai prompt che ne hanno orientato la trasformazione. Questo dialogo tra strumento digitale e gesto pittorico rivela la tensione - e la possibile complementarità - tra creatività umana e innovazione tecnologica, diventando un potente dispositivo di riflessione sulle affinità profonde, spesso invisibili, che attraversano culture e identità.
La serie si amplia ulteriormente con due opere che affrontano in modo diretto il tema della guerra e delle sue cause strutturali, per concludersi con un'immagine di forte impatto simbolico che introduce esplicitamente la questione del genocidio. Si tratta di una rielaborazione pittorica del ritratto di Anna Frank, qui raffigurata mentre scrive il suo diario, ma con indosso una kufiya palestinese: una sovrapposizione di simboli che fonde due memorie collettive - la Shoah e la Nakba - in un unico atto visivo di denuncia e di riflessione etica.
Nel primo dei due dipinti dedicati al tema del conflitto, due galli alfa si affrontano in un duello primordiale, rappresentazione archetipica dell'aggressività come istinto naturale e antropologico. Tale dimensione, tuttavia, passa in secondo piano, poiché in primo piano campeggia la figura di un carro armato costruito interamente con banconote da dollari, chiara allusione alla matrice economica e capitalistica della guerra contemporanea.
Nel secondo quadro, la composizione è dominata da un soldato statunitense nell'atto di lanciare un drone. La postura, tesa e ieratica, richiama in modo paradossale l'iconografia del Cristo crocifisso, fondendo guerra e sacrificio in un'unica immagine ambivalente. Attorno alla figura centrale si articolano una serie di simboli e scene emblematiche: Gaza in fiamme, una madre con copricapo Mini Hijab che stringe tra le braccia il corpo senza vita del proprio figlio (o della propria figlia), avvolto nel lenzuolo bianco tipico delle sepolture islamiche, probabile vittima di un bombardamento indiscriminato; accanto a lei, un'altra donna in abiti palestinesi tradizionali tenta di consolarla nel dolore.
Completano la scena una curva ascendente della borsa, con monete d'oro alla base, soldati al computer che coordinano un attacco militare, e la ricorrente immagine del drone, simbolo della distanza emotiva e dell'automatizzazione della violenza nel mondo contemporaneo.
Attraverso questo complesso corpus pittorico, il progetto propone una lettura stratificata della realtà, in cui la componente estetica e quella etico-politica si fondono in un linguaggio visivo capace di interrogare le dinamiche del potere, dell'identità e della tecnologia nella società globale.
Il messaggio del progetto
Molti dei conflitti più laceranti del presente si sviluppano tra comunità che condividono, in realtà, un patrimonio comune di elementi culturali, etnici e storici molto più ampio di quanto la narrazione dominante lasci intendere. Si pensi, ad esempio, al Sudan, all'Etiopia, al Congo, alla Siria, allo Yemen, all'Ucraina, al Myanmar o all'Afghanistan - e, non da ultimo, al conflitto israelo-palestinese.
Nella percezione pubblica e nei discorsi mediatici, tali complessità vengono tuttavia spesso semplificate in una rappresentazione dicotomica del mondo, fondata sull'opposizione tra "bene" e "male". Nei contesti occidentali, in particolare, tende a prevalere una narrazione che attribuisce al proprio orizzonte culturale il ruolo dei "giusti", relegando gli "altri" al dominio del male o della barbarie.
Il progetto sceglie consapevolmente di decostruire tale paradigma binario, ponendo al centro le interconnessioni piuttosto che le fratture. L'attenzione si concentra sul conflitto israelo-palestinese non solo per la sua durata e tragicità, ma anche per la densità delle sue dimensioni storiche, economiche, religiose e culturali. Questo conflitto rappresenta un paradosso emblematico: due popoli dalle radici profondamente intrecciate, uniti da una storia condivisa e da una stessa terra, ma separati da decenni di ostilità e di dominio politico ed economico.
Il progetto riconosce che, oltre le differenze identitarie e religiose, i conflitti contemporanei - incluso quello israelo-palestinese - affondano le loro radici in logiche di potere di natura capitalistica e coloniale, in cui il controllo delle risorse, la strategia geopolitica e la concentrazione della ricchezza prevalgono sistematicamente sui diritti e sulla dignità dei popoli.
Attraverso la pittura e la riflessione mediata dalla tecnologia, l'opera si configura come un atto di consapevolezza critica e di denuncia poetica, non conciliatorio ma oppositivo, volto a mettere in luce i meccanismi economici e politici che alimentano la guerra e perpetuano l'ingiustizia.