Costantino Ciervo
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Global Gene, 2007
Installazione video a sette canali - alluminio, monitori TFT/LCD , HDD player, sette Videos ognuno ca. 20 minuti, colore.
misure variabili, Videocassa: 39x44,5x12 cm. Schermo: 27,5x34 cm.

L'installazione video é composta da sette casse in alluminio disposte una affianco all'alta. In ciascuna di esse è stato montato un monitore TFT/LCD. Ogni cassa mostra un video di una persona (3 donne e 4 uomini) nell'atto di leccare sullo schermo 21 segni, fatti di zucchero colorato, e ognuno di differente significato simbolico. Si tratta di simboli il cui senso specifico ha valore globale e cioè possono essere capiti a prescindere del linguaggio parlato. C'è il simbolo del cuore che simboleggia l'amore, quello del carroarmato che simboleggia la violenza e la guerra, quello del pugno chiuso l'ideologia e il comunismo, quello dell'aquila sulla svastica il nazismo, quello della colomba la pace, quello della banca il potere finanziario, etc. Insomma si tratta di simboli che riguardano la vita nel suo insieme.
Il linguaggio è l'espressione della realtà vissuta, una realtà che può avere il sapore della memoria, dell'esperienza, fatta di profumi, di circostanze, d'atti e di fatti tangibili riconducibili al vissuto. Il simbolo è l'espressione mitologica e sintetica di questo processo linguistico. In quest'installazione quest'atto di conoscenza è profanato e il suo essere si traduce in mera perversione, in un banale contatto che è pornografia dell'esistenza.

Costantino Ciervo - 2007

Alcune riflessioni sull’installazione
Il linguaggio, i simboli, i segni, nelle loro molteplici espressioni, sono strumenti di cui l’uomo (il soggetto) si avvale per rapportarsi con gli altri (soggetti) e con il mondo (l’oggetto, la natura, l’economia). La causa primordiale d’ogni approccio tra i diversi soggetti e tra i soggetti e gli oggetti non è pero d’origine empatica, cognitiva o psico-genetica, ma essa va cercata nella necessità di dover trasformare la natura con il fine di procacciarsi i mezzi utili all’esistenza per poi successivamente assicurarsi, attraverso l’impulso sessuale (libido), la procreazione della propria specie. Da quest’impulso primordiale, quello della trasformazione, (accompagnato, in un secondo momento, da quello libidinoso), che é di per se creativo, perché si abbisogna dell’intelligenza, ne consegue l’esigenza della comunicazione (segnica, linguistica e simbolica), senza la quale sarebbe impossibile organizzare il lavoro atto alla trasformazione della natura stessa. Questo passaggio però non va visto e recepito in senso meccanicistico, in quanto la struttura logica-grammaticale e semantica del linguaggio, e analogica del simbolo, sono il frutto di una relazione di reciprocità complessa tra la prima causa, l’economia, e la seconda causa, la sessualità (libido). In questo senso l’apparato razionale (coscienza) e psicologico (inconscio) interagisce continuamente con la struttura/sovrastruttura (economia/stato). Da questo gioco complesso d’interazioni, dove l’uomo non è mai solo, ma insieme agli altri, si distilla per poi depositarsi nel profondo dell’essere (l’inconscio), in forma di segni codificati, il simbolo, la cui accezione universale (ma non in senso logico e razionale) è condivisa dalla molteplicità dei soggetti. Osservando il simbolo è quindi possibile valutare ed interpretare il tipo di nesso che l’uomo instaura con se stesso, con gli altri e con il mondo (natura/economia). Insomma il simbolo, l’essere, il linguaggio non sono fattori naturali immutabili eternamente dati, ma essi interagiscono e divengono in relazione al contesto sociale ed economico.
La specificità del simbolo, è in un certo senso paragonabile, usando una metafora gastronomica, alla capacità della generalità (dei soggetti) di sentire, comprendere, condividere ed identificare, in modo immediato ed intuitivo, il gusto e la specificità di una particolare cultura culinaria. Io, noi, sappiamo e riconosciamo insieme, la differenza tra la cucina cinese da quella francese, o quella nord americana da quella araba etc. Ma per identificare il gusto e la specificità di una cultura culinaria devo/dobbiamo provare, interagire, vivere, confrontare: il gusto, (e la capacità di identificarlo), non ci/mi è dato dalla nascita ma è il frutto di un processo complesso d’interazione con la realtà oggettiva e soggettiva.
Restando sul piano della metafora gastronomica, se si paragona la ricchezza lessicale in un vocabolario, la genialità sintattica della frase, la varietà dei linguaggi parlati, alla ricchezza degli ingredienti, alla raffinata combinazione di essi, e alla molteplicità di pietanze che la cultura culinaria globale offre, potremmo affermare che più esse sono differenziate, originali e caratteristiche e più è elevata la qualità della vita in generale. Quindi più il simbolo identifica nella sua unicità significativa poietica e numinosa, le differenze, le eterogeneità e l’ibridita, più esso riflette un alto livello culturale nell’esistente. Nel senso opposto, più il simbolo identifica il solito, il comune, l’insipido, l’ovvio e il risaputo, più esso ha una valenza banale e diventa sintomo di un livello culturale poco o non evoluto dell’esistente.
In una società totalitaria e totalizzante, quale quella capitalistica postfordista, l’assimilazione e l’omogenizzazione dei comportamenti, dei bisogni, dei desideri, dei linguaggi, sono una necessità, imprescindibile dal lucro. Il capitalismo, per sua natura, agisce sulle differenze in modo decodificante per poi ricodificare un linguaggio simbolico artificiale comune a tutti. Esso crea l’illusione della differenza, della libertá. In effetti il suo scopo è quello di livellare e sottoporre tutto al livello della mera merce di scambio, banalizzando così ogni espressione (e quindi differenze) della soggettività. Un esempio classico riuscito di banalizzazione del simbolo lo riscontriamo nell’appiattimento del comportamento e dei gusti culinari di milioni di individui, che a livello globale, sempre piú “scelgono” in McDonald's il simbolo per appagare la “propria” cupidigia di hamburger e cocacola. Assistiamo (e da troppo tempo) ad un continuo bombardamento del capitale nel tentativo (in parte riuscito) di voler appiattire il vivere, il sentire e la produzione dei desideri e dei bisogni in generale.


Berlin 02-07-2008
Costantino Ciervo