![]()
[ interviste ][
bibliografia ][ vita ][archivio][
archivio video ][ opere
su carta ][ contatto ][Home]
![]() |
![]() |
|
![]() |
![]() |
![]() |
Appunti di Ermeneutica sul concetto di controllo e sicurezza
Il controllo, la sicurezza,
sono concetti imprescindibili da quello del dominio. Il rapporto sociale tra
il dominante è il dominato è strutturato attraverso un sistema
di monitoraggio la cui intensità, forma e complessità, dipendono
dal grado di conflittualità che caratterizza i bisogni contrapposti delle
due categorie umane, e non ultimo, dal livello dello sviluppo storico e tecnologico
del sistema di produzione e riproduzione delleconomia.
Se diamo per pre-analizzato che in una società fondata su uneconomia
di profitto il rapporto verticale di potere, tra chi detiene dallalto
il comando e organizza, gestisce, leconomia (multinazionali, manager,
organizzazioni economiche e finanziarie internazionali etc.), e chi in basso
(laureati salariati, tecnici, operai, casalinghe, studenti, precari etc.), esegue
e rende operativa la produzione, - se diamo per pre-analizzato che questo rapporto
di potere, e dinteressi contrapposti, è un rapporto di lucro (e
ribellione), allora il controllo e la sicurezza sono direttamente proporzionali
al livello quantitativo e qualitativo della contestazione ed allintensità
dello sfruttamento ed espropriazione illegittima dumanità. Ne consegue
che se si riuscisse ad azzerare lo sfruttamento scomparirebbe la necessita del
controllo, e, la domanda della sicurezza, sarebbe quindi superflua.
Ma quali sono le forme di controllo nella società contemporanea? E quali
sono le forme di sfruttamento?
Per rispondere a queste domande mi baserò sui concetti marxiani quali
lalienazione e la reificazione. Nel primo caso si considera una condizione
conscia/inconscia dellindividuo il cui lessere (o non-essere) sì
concretizza attraverso la perdita dellesperienza partecipativa
allinterno del processo di trasformazione e produzione delloggetto
(merce), con la conseguente perdita del valore duso (e del suo scopo)
delloggetto prodotto, al quale valore subentra solo e prevelentamente
quello di scambio. Insomma si consuma fisicamente e spiritualmente senza sapere
(coscientemente) quello che si consuma e perché lo si consuma, si produce
intellettualmente e fisicamente senza sapere (coscientemente) come e perché
si produce.
L'uomo si estranea dalloggetto del lavoro, dalloggettivizzazione
del lavoro, dalla natura e per finire da lui stesso.
Nel secondo caso si considera reificazione umana una condizione dellessere
in cui gli affetti, la soggettività di un individuo sono
incorporati in un ciclo di produzione, circolazione, scambio e consumo al pari
di una qualsiasi merce, con il conseguente effetto di una perdita completa di
identità. Luomo diventa oggetto tra gli oggetti e cioè res
(dal latino cosa).
In una situazione dalienazione e reificazione umana, lindividuo
è manovrabile, condizionabile, plagiabile. La sua volontà, i suoi
bisogni poco dipendono da lui, o meglio se dipendono da lui, essi scaturiscono
da un contesto culturale economico i cui valori sono diametricalmente opposti
alla creatività, allaltruismo, alla partecipazione, alla solidarietà,
allamore, al confronto, alla cooperazione, al sapere, allimpegno
e alla distribuzione.
In una condizione dalienazione e reificazione lindividuo è
manovrabile, poiché la sua volontà, i suoi bisogni sono indotti
da necessità superiori.
Ma chi ha interesse a esercitare un condizionamento cosi totalizzante nei confronti
di unaltro individuo? E quali sono queste necessità superiori?
In una societá dove il fine più elevato, il valore assoluto per
eccellenza, lazione propultrice economico-culturale per antonomasia è
il profitto, tradotto in termini di denaro e dominio, in questo tipo di societá,
è desistenziale importanza, per chi gestisce, organizza e alena
il guadagno venale assoluto, assicurarsi continuamente il controllo su tutto
ciò che è produttivo.
Si sa che nel passaggio dal fordismo al capitalismo cognitivo, il principale
strumento di guadagno non è più la forza fisica legata alla catena
di montaggio, alla macchina, ma il cervello stesso. Quindi, il controllo, più
che passare attraverso la coercizione fisica, deve, è costretto soprattutto
a penetrare la mente, il pensiero, limmaginazione. Penetrare la soggettività
fino a renderla oggetto della propria riproducibilità in termini di bio-economia.
Il soggetto è uscito dalla fabbrica e la vita, la societá tutta
è diventata macchina, fabbrica.
Lintelligenza collettiva è quindi nuova forza-lavoro, differenziazione
diventa omologazione, casualità diventa necessità (in senso deterministico).
Oggi la produzione è informazione, è comunicazione finalizzata,
e la politica, quellufficiale, anche se dopposizione, si è
sempre più trasformata in un membro di unarticolata e complessa
organizzazione internazionale di comunicazione, controllo e propaganda. Non
a caso i temi degli schieramenti opposti, rappresentativi di questo tipo di
democrazia, sono molto simili se non addirittura concorrenziali
nel voler meglio rappresentare concetti tipici di uneconomia di profitto
quali il lavoro, il merito, lautorità, lordine, il rispetto,
il mercato, la concorrenza, leducazione, il sacrificio e la ricompensa.
Vorrei in ogni modo affermare, che, anche se siamo passati, in senso foucauliano,
da una società disciplinare (autoritaria) di controllo ad una totalitaria,
il controllo non è mai e mai potrà essere assoluto, perché
luomo per definizione è antropologicamente ibrido, differenziato,
analogico, complesso, e, come tale, esso non è suscettibile di totale
vigilanza.
Se è anche vero che lintelligenza collettiva è reticolata
in un sistema produttivo internazionale legato alle regole del profitto, esiste
anche in contrapposizione una parte di questintelligenza che sfugge al
controllo (altrimenti non sarei qui a scrivere). Essa produce reti internazionali
di cooperazione di controinformazione, sviluppa programmi informatici i cui
codici di accesso sono liberi, distribuisce e produce saperi nel network, organizza
e crea tecnologie e lavoro alternativo, fonda sistemi di credito bancario orientati
in direzione solidarietà e non del profitto dellinteresse, sviluppa
piani urbanistici partecipativi, realizza mostre darte su temi dellimmaginazione
liberatoria
e potrei proseguire.
La domanda che qui però si potrebbe porre è: ma se il potere,
il dominio, il profitto, lalienazione, la reificazione, sono elementi
correlazionati al controllo, alla perdita di libertà, didentità,
è possibile immaginarsi una societá, che una volta superato
il capitalismo sia in grado di non ricreare quei meccanismi di potere e dominio
deleterio che avrebbero dovuto essere stati una volta per sempre debellati?
La risposta, a mio avviso affermativa, va cercata partendo dai concetti di essenza
e di essere, per poi passare alla specificazione del passaggio dal capitalismo
fordista a quello cognitivo.
Lessenza di un animale è quella di cacciare, raccogliere e consumare,
nel e sul campo naturale, quello che la natura offre; lo scopo è quella
di soddisfare un bisogno primordiale, e cioè quello di nutrirsi per sopravvivere
e riprocrearsi. Latto di violenza è prevalente, necessario: il
potere e il domino del più forte che divora il più piccolo. Il
suo essere consiste nelloggettivizzare il processo dappropriazione
e divorazione della preda (se è carnivoro), o di consumare e prendere
vegetazione (se onnivoro o vegetariano) a prescindere da ogni intervento esterno
di trasformazione della natura (forse solo le formiche, dopo la spece umana,
sembra che stiano cominciando a coltivare consapevolmente il terreno).
L'uomo invece non caccia sul campo naturale, ma lo trasforma coscientemente,
allo scopo di raccogliere il prodotto del suo operare. Questoperazione
di trasformazione (attraverso luso della tecnologia) e organizzazione
cosciente, si chiama lavoro (creatività) ed è la base primordiale
dello sviluppo intellettuale e fisico e allo stesso tempo lessenza
dellessere. In una fase pre-capitalistica il rapporto di dominio e potere
fra sfruttati e sfruttatori, allinterno del sistema organizzativo della
produzione semplice, di uneconomia basata sullo scambio del valore duso
della merce, il cui ciclo è merce-denaro-merce, - questo rapporto di
dominio, di controllo, é di tipo autoritario, disciplinario/gerarchico.
In questa situazione la domanda di essere di uno sfruttato consiste,
in un primo momento, nel riconoscimento intuitivo e naturale della sua condizione
di essere schiavo, servo, contadino, o, nel migliore dei casi artigiano. Al
riconoscimento sussegue il bisogno, giacché massa sfruttata, di liberare
energie intellettuali ed affettive. La presa di coscienza di possedere un potere
perché moltitudine, - un potere che tradotto in ribellione che lo porterà,
nel corso della storia, attraverso uno sviluppo delle condizioni materiali della
produzione, della cultura e delle tecnologiche (i conflitti e la guerra accelerano
lo sviluppo tecnologico), allabbattimento dellaristocrazia, alla
nascita della borghesia e dello stato di diritto. Dopo una fase mercantile avanzata,
la produzione raggiungendo un livello daccumulazione di capitale mai raggiunto
prima, grazie allimpiego tayloristico dellinvenzione della macchina
a vapore, del motore a combustione, dellelettricità, della radio,
passa da una societá artigianale fondata sullo scambio di valori duso
(merce-denaro-merce) ad uneconomia industriale fondata sullo scambio del
valore della merce (denaro-merce-denaro), dove il fine non è il valore
duso della merce, ma il denaro stesso: il profitto, il lucro. In questa
fase, da questo momento i poi, lalienazione e la reificazione cominceranno
a caratterizzare la condizione umana, l´essenza umana perde il suo contenuto
ontologico.
In un primo momento, nella fase fordista del capitalismo, il controllo simpianta
sul piano disciplinare. Loperaio salariato rimane imprigionato"
nella fabbrica e il sapere resta nel capitale fisso e nellorganizzazione
manageriale delle imprese.
In una fase successiva, le lotte operaie per il welfare-state, per il salario,
per l'appropriazione dei saperi, degli anni 50/60/70 e ottanta mettono in crisi
il rapporto tra capitale fisso e lavoro salariato, spingendo l'economia ad un
processo di destrutturazione che porterà verso lapertura
di una nuova fase storica del rapporto capitale/lavoro, seguita dal ritorno
in forze della dimensione cognitiva del lavoro e della costruzione di unintellettualità
diffusa (Antonio Negri/Carlo Vecellone). Il capitale dal controllo coercizzante
e disciplinare della fabbrica passa al controllo totalizzante globale.
Qui siamo di fronte ad un fattore sovversivo qualitativamente e
potenzialmente determinante rispetto periodo fordista: la mondializzazione del
sapere collettivo. La reazione liberatoria alla reificazione e allalienazione
è potenzialmente presente a livello mondiale e non è più
circoscritta nei cancelli delle fabbriche e nelle frontiere delle nazioni. Il
sapere collettivo, se svincolato dalle esigenze del lucro, può creare
il comune (quello che Marx avrebbe chiamato comunismo).
Per recuperare, o meglio, rifondare, in un contesto tecnologico avanzato, il
contenuto dessenza, lumanità, la moltitudine, la bio-politica,
ha bisogno di riappropriarsi di ciò che leconomia di profitto ha
in gran parte sottoposto al suo controllo: il cervello, lintelligenza,
gli affetti, il corpo. La re-informazione, la stimolazione culturale, la pratica
alternativa dorganizzazione della vita, la non violenza, il sapere cosciente,
diventano forze attive, potenziale atto a poter ribaltare il nuovo circolo vizioso
economico denaro-sapere-denaro in ciclo virtuoso sapere-denaro-sapere. Un ciclo
dove il denaro ridiventa mezzo e non più fine dello scambio di saperi
(il comune).
Su questa strada larte, in quando non ideologica, non costitutiva, non
mistificatrice, ma unautentica valenza conoscitiva, contenuto di verità
rinvenibile nella sua capacità di sfuggire ai meccanismi della società
ad organizzazione statale denunciandone la spietata disumanità (Adorno),
assume un ruolo particolarmente importante. È quindi certamente possibileimmaginarsi
un miracolo razionale in cui lumanità si riconcilia con la natura
esterna del lavoro, nonché con la natura interna dellumanità
nellarte (Darrow Schecter). In questa dimensione lermeneutica
dei concetti di controllo e sicurezza avranno tuttaltro significato e
forse, come parole, saranno del tutto inutili.
Costantino Ciervo - Berlino 28-5-08